Chi riteneva che Magnifica humanitas si limitasse ad enunciare solo una dottrina sull’intelligenza artificiale deve ricredersi. La prima enciclica di Leone XIV è molto di più: si interroga su ciò che rischia di diventare l’uomo mentre inizia a delegare il proprio pensiero alle macchine. Colpisce soprattutto la lucida analisi che viene fatta della società contemporanea: viviamo immersi in una «cultura della potenza» che normalizza il conflitto, giustifica il riarmo e abitua le coscienze all’idea che la pace sia soltanto una semplice parentesi tra una guerra e l’altra. In altre parole — sembra dirci il Pontefice —, stiamo assistendo ad una crescente normalizzazione della guerra. Ascoltiamo la sua parola:
«Quando si attenua la memoria storica e si indeboliscono i criteri etici che proteggono i civili e i più fragili, diventa più facile presentare la violenza come necessaria, inevitabile o addirittura “pulita”. È in questo clima che l’umanità sta scivolando nella cultura violenta della potenza, dove la pace non appare più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti. Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto. L’umanità ha strumenti molto più efficaci e capaci di promuovere la vita umana per affrontare i conflitti, come il dialogo, la diplomazia, il perdono. Il ricorso alla forza, alla violenza e alle armi testimonia una povertà relazionale che ha sempre conseguenze disastrose sulle popolazioni civili» (Magnifica humanitas, 192).
Il messaggio di questo numero di Magnifica humanitas è dunque chiaro: la pace non può essere considerata una pausa fragile tra due guerre, ma deve tornare a essere un progetto permanente fondato sulla dignità umana. Per questo il Papa richiama la necessità di investire con maggiore convinzione negli strumenti della diplomazia, del dialogo, della mediazione e della riconciliazione. Non come opzioni secondarie, ma come espressione più alta della maturità politica e civile delle nazioni. La pace non è un’utopia ingenua, ma una responsabilità quotidiana, affidata alla libertà e alla coscienza di ciascuno.
Rivedi la prolusione tenuta dal prof. Tommaso Greco in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26 dell’ISSRM “San Sabino”